La storia della spazzatura.

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Ci giunge una storia di un coinquilino di merda di Siena, studente di medicina al primo anno.

«Due mesi fa, tramite votazione unanime, abbiamo deciso di abolire dalla nostra casa i sacchi della spazzatura normali, per passare a quelli neri da morto. Il motivo è che chiaramente nessuno di noi aveva voglia di buttarli.
Logicamente, questa non è stata la soluzione al problema. Siamo arrivati a un record di ben tre sacchi neri chiusi nel ripostiglio (e dimenticati lì per le vacanze di Natale).
Ma ieri è successo di peggio.
Durante una sessione di studio, alla mia proposta: “perché non mettiamo i sacchi della spazzatura sul tetto che sicuramente fa più figo” (per la quale, non mi stancherò mai di dirlo, non credevo di venir preso sul serio), non faccio in tempo a girarmi verso il ripostiglio che siamo già sul tetto a chiudere con lo scotch il primo sacco.

Finita l’opera faccio per andare via, dicendo: “beh, lasciamolo qui dai!” Ma vengo interrotto dal cdm 2 (che chiameremo il Milanese), che dice: “no beh, adesso lo si lancia”. Io, sempre credendo di avere a che con persone più responsabili di me, faccio: “massì…”, per poi correggermi dopo pochi secondi. Pochi secondi di troppo, perché il sacco, del peso di circa 10 kg, piove giù dal tetto e finisce nel giardino del condominio accanto.
A questo punto il cdm 3 (che chiameremo Spritz) urla terrorizzato: “ma tu sei pazzo!”, e inizia a ipotizzare scene di indagini della polizia, di carabinieri che ci cercano, dell’intero condominio che ci si rivolta contro, di alieni che rapiscono gli appunti di biologia dell’altro coinquilino.

Stavamo per occultare l’altro sacco della spazzatura per evitare perquisizioni della CIA, quando Spritz si ricorda che il condominio accanto ha un cancello che si apre anche da fuori (un genio). Glielo avevano detto i nostri vicini, che a quanto pare avevano già lanciato roba da quella parte ed erano piuttosto esperti.
Insomma, io e il Milanese recuperiamo il sacco della spazzatura e io vado a buttarlo.

Ed è stato così che ho buttato il mio primo sacco della spazzatura».

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